Bosnia: una perla nascosta

L'Oriente e l'Occidente si incontrano, non in conflitto, ma in armonia.

Testo: Tamara Milakovic -  Immagini: Đorđe Pandurević on Unsplash

Una volta Daniel mi ha chiesto di scrivere un articolo sul mio Paese per il suo blog di viaggi. Ho esitato.

Non perché non avessi nulla da dire — anzi, proprio il contrario — ma perché non ero sicuro di riuscire a scrivere come un turista. Sai, con quella spensieratezza, quella apertura mentale, quell’entusiasmo di chi scopre qualcosa di nuovo.

Sono nato in Jugoslavia e, quando ero adolescente, è scoppiata la guerra. Per quattro anni, il mio mondo è stato caratterizzato da qualcosa che nessuna guida turistica avrebbe mai potuto descrivere. Per questo l'idea di descrivere questa regione da un punto di vista puramente turistico mi sembrava… complicata.

Eppure, volevo provarci.

Così ho dato libero sfogo alla mia immaginazione e mi sono imbarcata in un viaggio diverso: la rotta balcanica, vista con occhi più benevoli.

Inizierei da Lubiana, una città che ho sempre considerato una piccola Vienna: elegante, tranquilla, dal fascino discreto. Da lì mi dirigerei verso Zagabria, fermandomi per un caffè e una passeggiata senza fretta nel centro storico, dove la storia si percepisce al tempo stesso maestosa e intima.

Poi proseguirei verso la mia città natale, Banja Luka, dove rimarrei per qualche giorno. Passeggerei per le sue strade, osservando quel mix unico di influenze: il passato ottomano intrecciato con l'eredità della monarchia asburgica. Oriente e Occidente che si incontrano, non in conflitto, ma in armoniosa convivenza.

Da lì mi dirigevo verso uno dei miei posti preferiti in Bosnia: Štrbački Buk. La sua bellezza naturale e selvaggia, il rumore dell’acqua che scorre impetuosa, la sensazione di una natura incontaminata: è il tipo di posto che ti fa capire quanto sei piccolo e quanto sei vivo allo stesso tempo.

Prossima tappa: Sarajevo. Una città in cui culture ed epoche si intrecciano in modo affascinante. Mi siederei a gustare degli ćevapčići, seguiti da un caffè turco forte e da qualcosa di dolce – baklava o hurmašice – e mi limiterei a osservare la vita che scorre intorno a me.
Poi mi dirigerei a sud verso Trebinje, una cittadina baciata dal sole non lontana dalla costa adriatica. Da lì, basta un breve tragitto per raggiungere Dubrovnik, dove le mura di pietra si fondono con il mare in un’armonia mozzafiato.

Proseguendo lungo la costa, entrerei in Montenegro, visitando Kotor e la piccola e pittoresca cittadina di Perast, luoghi che sembrano quasi sospesi nel tempo.

Ritornando verso l'interno, visiterei il monastero di Mileševo per ammirare il famoso affresco dell'Angelo Bianco, una delle opere più straordinarie dell'arte medievale europea.

E infine, concluderei questo viaggio a Belgrado, una città che sembra un crocevia di tutto: storia, culture, contraddizioni ed energia.

Se avessi solo un po' più di tempo, prenderei un ultimo volo per Ohrid. Mi hanno detto che lì c'è qualcosa di speciale: un'energia rara e serena. Quel tipo di pace che ti rimane dentro.

E forse è proprio questo che auguro ai Balcani per gli anni a venire: Non dimenticare il proprio passato, ma diventare un luogo in cui quell’energia pacifica diventi il futuro.

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